Il bambino in età prescolare - Testimonianza

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Mi presento: sono Agnese, la mamma di una bambina di quasi sei anni, sana vivace, intelligente, solare, che in coincidenza con un periodo di vacanza trascorso lontano da noi genitori, a casa della sua amatissima nonna, ha cominciato ad avere problemi di disfluenza verbale.
La sentivamo ogni giorno e tutte le sere ci videochiamavamo, ma proprio durante queste occasioni cominciavamo a sentire che qualcosa non andava nel modo di parlare di Antonella: ripeteva le sillabe o le paroline troppo spesso. Senza usare mezzi termini ci sembrava che Anto balbettasse.
Al ritorno a casa ha avuto un breve periodo in cui il suo parlare sembrava tornato alla normalità, ma purtroppo si trattava solo di uno di quei periodi di remissione che caratterizza appunto la balbuzie. Con il ritorno a scuola, anche la maestra si accorse che c’era qualcosa che non andava, mi chiamò, e senza giri di parole mi disse: “Signora, la bambina balbetta. Come mai? È successo qualcosa? Le consiglio di rivolgersi ad uno specialista e di non perdere tempo”.
Ormai non pensavo ad altro e navigando su internet ho conosciuto un centro di Roma. Dopo un paio di settimane io e la bambina eravamo già lì, sedute di fronte al Direttore, che con la sua competenza ci catturò e ci infuse una sensazione di serenità. Ma il massimo arrivò quando ci disse che aveva molto balbettato anche lui in gioventù. Impossibile, pensai… parla benissimo!
Piena d’entusiasmo cominciai l’avventura con la dr.ssa Anna. La terapia nella sua fase iniziale prevedeva degli incontri con i genitori senza coinvolgere ancora la bambina. Ad ogni incontro ci venivano assegnati i “compiti a casa”, ad esempio io e mio marito avremmo dovuto dedicare a nostra figlia del tempo esclusivo e tenere un diario su cui annotare le nostre impressioni.
Durante quelle due settimane capii che effettivamente stavo diventando, mio malgrado, una mamma sempre di corsa, indaffarata tra lavoro e due bambini piccoli, andavo sempre di fretta e forse Antonella percepiva questa atmosfera e non riceveva le giuste attenzioni.
Seguirono altri incontri, tutti ugualmente importanti: imparammo ad adottare nuove regole di comunicazione, regole che oggi fanno bella mostra in cucina appiccicate sul frigo perché assolutamente non dobbiamo dimenticarle.
Finalmente arrivò anche il momento di portare la bambina allo studio e la dr.ssa Anna con la sua simpatia e dolcezza riuscì a conquistare Antonella; con la tecnica del gioco faceva gli esercizi di logopedia e noi genitori prestavamo la nostra attenzione al massimo perché poi dovevamo ripetere gli stessi a casa.
Dopo ogni incontro mi intrattenevo da sola con la dottoressa e spesso piangevo per l’emozione o la tristezza, o perché Antonella aveva avuto una ricaduta. Col tempo ho imparato ad avere un atteggiamento più equilibrato di fronte ai momenti di miglioramento o di peggioramento delle sue disfluenze.
Ma dopo il temporale il sole cominciava a fare capolino: era il mese di giugno quando la sua maestra mi disse che Antonella aveva fatto dei grossi progressi con il linguaggio, ed io intanto avevo scoperto un metodo per misurare i miglioramenti di mia figlia: guardare la faccia di chi l’ascoltava!
Adesso quando mia figlia parla non vedo più facce stranite o imbarazzate ma facce normali perché Antonella ha cominciato a parlare normalmente proprio come tutti gli altri. La gioia di questi momenti è indescrivibile e concludo dicendo che, soprattutto nei momenti più bui, c’è una regola da non dimenticare: non abbattersi mai. Può sembrare anche banale ma è così!
